Se non vuoi leggere, ascolta (il podcast)!
C’è una competizione radiofonica che non si misura negli ascolti, nella copertura, nella qualità del programma o nella forza del marchio, ma su una manciata di pixel della dashboard dell’auto.
La regola è semplice: se l’autoradio ordina alfabeticamente le stazioni, comparire prima degli altri ha un valore. E se anteporre un carattere al nome permette di guadagnare qualche posizione, qualcuno prima o poi lo farà. Poi lo farà un altro e un altro ancora; finché l’asterisco non basterà più.
Milano, aprile 2025
Quando, l’anno scorso, Newslinet fece una ricognizione nell’area milanese, il risultato fu piuttosto eloquente: circa 230 stazioni ricevibili tra FM e DAB+, oltre 50 delle quali utilizzavano caratteri speciali nella denominazione visualizzata.
Non era difficile capire dove avrebbe portato il meccanismo: se *RADIO compare prima di RADIO, chi rimane sotto può adottare lo stesso simbolo. Ma quando tutti hanno l’asterisco, il vantaggio scompare. Occorre trovare qualcos’altro: un cancelletto; un apostrofo; un trattino, un underscore, un punto esclamativo.
Combinazioni.
Con un problema aggiuntivo: non tutte le autoradio ordinano i caratteri allo stesso modo. Quello che funziona su un ricevitore può funzionare diversamente su un altro.
Non esiste quindi nemmeno un punto stabile di arrivo.
E adesso c’è l’Austria
La ricognizione pubblicata ora da Newslinet aggiunge un elemento interessante: anche sulle radio DAB+ austriache compaiono caratteri speciali davanti alle denominazioni. E non da ieri: alcuni casi erano osservabili già nel 2019.
Con l’ampliamento dell’offerta DAB+ il fenomeno è diventato più visibile anche oltreconfine: nel campione analizzato risultano 8 casi con cancelletto, 5 con asterisco, 3 con apostrofo e 4 con punto esclamativo. C’è persino Life Radio, che combina punto esclamativo e asterisco.
Ma sarebbe sbagliato concludere che Italia e Austria siano nella stessa situazione.
Il simbolo non è sempre un trucco
C’è anche una distinzione importante da fare: un carattere speciale può appartenere realmente all’identità di una radio. È il caso di 88.6, dove l’asterisco compare sia prima sia dopo la denominazione ed è incorporato nella costruzione grafica del marchio. Qui il simbolo non può essere automaticamente classificato come espediente per scalare una lista.
Altro è aggiungere progressivamente caratteri estranei alla denominazione con l’effetto di modificare il proprio posizionamento.
Ed è proprio questa distinzione che prima o poi dovrà essere formalizzata.
In Italia siamo già alla fase successiva
Il confronto con l’Austria è utile soprattutto per capire quanto si sia spinta avanti la situazione italiana: noi non siamo più davanti a qualche stazione che ha scoperto un piccolo vantaggio tecnico, perché siamo entrati in una competizione nella rincorsa, con azioni e reazioni continue che producono un elenco instabile, magmatico, imprevedibile ed inaffidabile.
Alla fine il nome che la radio utilizza per presentarsi al pubblico e quello che appare sul cruscotto possono progressivamente allontanarsi.
L’autoradio non è più soltanto un’autoradio
All’inizio si sarebbe potuto liquidare tutto con una considerazione piuttosto semplice: è una lista sul display, sarà l’utente a capire; ma nel frattempo l’automobile è cambiata. Una stazione deve essere riconosciuta attraverso FM, DAB+, IP, ricevitori ibridi, database, aggregatori e comandi vocali. PI, SId, station ID, denominazione, logo e metadati stanno diventando componenti della stessa identità digitale.
A quel punto chiamarsi in cinque modi leggermente diversi a seconda del sistema non è necessariamente una buona idea: provate anche solo a immaginare un comando vocale che debba interpretare una denominazione preceduta da una combinazione di caratteri che nessuno pronuncerebbe mai.
Nel frattempo il MIMIT sta già guardando gli identificativi
C’è poi una coincidenza temporale che rende il tema meno accademico: nel 2026 gli Ispettorati territoriali del MIMIT stanno effettuando verifiche sui codici PI-RDS e SId-DAB+. Newslinet ha raccolto indiscrezioni secondo le quali potrebbe aprirsi anche un secondo fronte sugli station ID modificati mediante caratteri speciali.
Una regola piuttosto semplice
Eppure non servirebbe inventare un sistema particolarmente sofisticato: basterebbe stabilire quale nome deve identificare una radio sui ricevitori. Se lo station ID deve essere coerente con la denominazione assentita, i caratteri estranei dovrebbero scomparire. Se invece un simbolo appartiene effettivamente al nome o al marchio utilizzato dalla stazione, dovrebbe poter essere mantenuto perché parte della sua identità. Una distinzione del genere separerebbe immediatamente 88.6 dall’asterisco aggiunto soltanto perché l’algoritmo dell’autoradio lo mette davanti agli altri.
La gara sbagliata
La radio ha parecchi terreni sui quali competere: contenuti, conduzione, musica, informazione, copertura, distribuzione, applicazioni, podcast, presenza digitale, capacità di farsi richiamare dai sistemi vocali. L’ordine ASCII (il codice standard per i microcomputer) non dovrebbe essere uno di questi.
L’Austria mostra che il comportamento può propagarsi quando cresce l’offerta e aumenta il valore delle prime posizioni e l’Italia dimostra cosa succede quando lo si lascia correre abbastanza a lungo.
Forse siamo arrivati davvero al limite fisico del sistema: perché, dopo asterisco, cancelletto, apostrofo, trattino, underscore e punto esclamativo, rimane una domanda sorprendentemente concreta, quale carattere speciale manca ancora?




