Mamma, ho perso la categoria!
I touchpoint per l'ascolto radiofonico aumentano più di quanto le categorie classiche li possano contenere. Con effetti (non) imprevisti sulle indagini di ascolto
Se non vuoi leggere, ascolta (il podcast)!
Pensiamo all’indagine dichiarativa (metodo CATI, interviste telefoniche, per capirci) Audiradio: se a un ascoltatore viene chiesto se il giorno prima (day after recall) ha ascoltato la radio tramite “autoradio”, “smartphone”, “apparecchio radio” o “televisore”, siamo sicuri che riesca ancora a distinguere queste categorie?
Io non ne sono convinto.
Oggi saliamo sulla nostra auto appena acquistata e troviamo un unico schermo che integra FM, DAB+, IP (in mirrorlink con lo smartphone o con connessione integrata nell’auto).
Scendiamo dall’auto, entriamo in casa, accendiamo la smart TV (oggi tutte quelle vendute sono di fatto smart/connected tv) e passiamo dal DTT all’IP con tasto, senza percepire alcuna differenza tecnologica (del resto, non ci interessa nemmeno sapere come avviene il passaggio).
Dovunque siamo (casa, lavoro, auto, moto, in bicicletta, a piedi), estriamo dalla tasca l’onnipresente smartphone, tocchiamo un’icona ed entriamo nel variegato mondo del web (i ricevitori broadcast sono già stati eliminati da tutti i produttori di telefoni).
In breve, l’utente vive un’esperienza, non una piattaforma.
E qui nasce il problema: le indagini dichiarative come quella per rilevare l’ascolto radiofonico, continuano a utilizzare categorie nate in un’epoca in cui ogni dispositivo svolgeva una sola funzione. Oggi, invece, un singolo schermo può rappresentare contemporaneamente cinque modalità di fruizione diverse.
Se la domanda è costruita su categorie che l’utente non percepisce più, il rischio non è soltanto ottenere una risposta imprecisa, ma di costruire analisi sempre più sofisticate partendo da dati sempre meno aderenti alla realtà.
Il punto, quindi, non riguarda solo Audiradio, ma tutte le ricerche che cercano di descrivere un mondo digitale con le parole del mondo analogico.
L’aggiornamento metodologico non consiste nell’aggiungere nuovi strumenti di misurazione, ma nell’accettare che le persone non ragionano più per device, bensì per contesti d’uso e per esperienza di fruizione.
Mica poco, perché quando il modo in cui viviamo la tecnologia cambia più velocemente del modo in cui la misuriamo, il rischio è che le statistiche finiscano per raccontare il passato invece del presente.
Ma poi, è veramente così importante sapere “come” si è ascoltato un brand col rischio di ricevere risposte approssimative o errate?




