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Finché una nuova tecnologia si aggiunge alla precedente, la transizione è relativamente semplice da leggere: aumenta la copertura, crescono i ricevitori, si moltiplicano i programmi. Ma l’editore continua a sostenere entrambe le infrastrutture.
Ed è proprio su questo punto che in Germania qualcosa sta cambiando: Deutschlandradio (radio pubblica) ha dismesso 95 impianti FM dal 2018, mentre continua ad ampliare la propria rete DAB+. Nello stato federale del Schleswig-Holstein il percorso è ancora più esplicito: il simulcast dovrebbe concludersi entro metà 2031. Non esiste quindi uno switch-off federale della FM, ma stanno comparendo spegnimenti selettivi dove il digitale viene considerato sufficientemente maturo.
Insomma, il passaggio interessante è economico prima ancora che tecnologico.
Quanto vale l’ultimo ascoltatore FM?
Quando quasi tutto il pubblico può essere raggiunto attraverso DAB+ e IP, la rete analogica cambia natura nel conto economico dell’editore: occorre stabilire quanto costa mantenerla e quanta audience realmente incrementale continua a produrre.
È un calcolo molto diverso dal domandarsi semplicemente quale piattaforma abbia più ascoltatori ed è un po’ quello che è accaduto con la dismissione delle onde medie.
Il caso tedesco offre già qualche indicazione: Radio BOB!, dopo aver lasciato la FM nello Schleswig-Holstein, non ha registrato, nei dati citati da Newslinet, il crollo che normalmente rappresenta il principale timore di un editore. Il WHK (la metrica della penetrazione del mezzo) è rimasto sostanzialmente stabile e l’ora media è addirittura cresciuta del 18,5%. Un caso singolo non consente certo generalizzazioni, ma dimostra che l’equazione “spegnere FM = perdere audience” non è necessariamente automatica.
L’Italia si avvicina alla stessa domanda
In Italia il DAB+ è ormai entrato stabilmente nell’automotive: secondo i dati WorldDAB richiamati da Newslinet, circa 16 milioni di automobili, quasi il 39% del parco circolante, dispongono del ricevitore digitale (e nuove vetture lo integrano ormai sistematicamente).
Continuiamo però a ragionare prevalentemente secondo uno schema FM + DAB+ e IP. È comprensibile nella fase attuale; molto meno scontato è che questo modello possa rimanere economicamente razionale quando la penetrazione digitale sarà ancora maggiore.
A quel punto ogni editore dovrà probabilmente conoscere un numero che oggi interessa relativamente poco: quanti ascoltatori raggiungo soltanto grazie alla FM? E, subito dopo, un altro: quanto mi costa ciascuno di loro?
Potrebbe non servire una data nazionale
Per questo lo scenario tedesco è interessante anche senza immaginare un improbabile switch-off italiano a breve termine.
La FM potrebbe ridimensionarsi attraverso una successione di decisioni industriali: prima gli impianti meno efficienti, poi le coperture ridondanti, quindi le aree nelle quali DAB+ e IP garantiscono già una sostituzione sufficientemente robusta. Una transizione progressiva, diversa da editore a editore e da territorio a territorio.
In questo scenario la tecnologia prepara il cambiamento, ma è il costo del simulcast ad accelerarlo.
Ed è forse questo il segnale più importante che arriva oggi dalla Germania: il DAB+ entra davvero nella sua fase matura quando permette di cominciare a spegnere qualcosa.




