Se non vuoi leggere, ascolta (il podcast)!
Quarantotto settimane sono quasi un anno. Tredici, poco più di un trimestre.
Bastano questi due numeri per capire una parte di ciò che sta succedendo in Canada.
Da dicembre Numeris, l’organismo che misura l’audience radio canadese, comincerà a sostituire in 22 mercati locali il vecchio Online Radio Diary con Radio Local+.
Il diario chiedeva alle persone di ricordare cosa avessero ascoltato; il nuovo sistema parte anche da ciò che è effettivamente transitato attraverso gli stream delle radio, aggiunge due indagini sulle persone e utilizza un modello statistico per ricostruire l’ascolto complessivo, digitale e broadcast.
Le pubblicazioni passeranno da due a quattro all’anno e la finestra mobile da 48 a 13 settimane.
Fin qui potrebbe sembrare una questione per ricercatori e centri media. Non lo è.
Quel 10% che vale la pena misurare
Derrick Gray, Chief Research and Operations Officer di Numeris, ha spiegato che lo streaming rappresenta oggi mediamente circa il 10% dell’ascolto radiofonico canadese, con differenze anche importanti tra stazioni, fasce demografiche e momenti della giornata. Il numero merita attenzione proprio perché non è enorme.
Il Canada non cambia metodo perché l’IP abbia sostituito la radio via etere: il 90% circa dell’ascolto considerato dal modello continua a trovarsi altrove. Lo fa proprio perché quel 10% contiene informazioni che il diario può perdere. Una persona ricorda facilmente di avere ascoltato per un’ora la radio che segue tutte le mattine; molto meno facilmente ha registrato mentalmente un contatto di pochi minuti con un’altra stazione. Uno stream, invece, lascia una traccia; naturalmente insieme parecchi problemi. Perché un dispositivo non dice necessariamente chi gli sta davanti: bisogna ricostruire età e caratteristiche dell’ascoltatore, eliminare bot e traffico anomalo, evitare duplicazioni tra sorgenti differenti e capire quando una sessione possa essere considerata realmente ascolto.
Per questo Radio Local+ non sostituisce le persone con i server, ma mette insieme le due cose.
E da noi?
Il confronto con l’Italia diventa significativo perché Audiradio ha già imboccato una strada tecnologicamente avanzata: il progetto della nuova ricerca prevede infatti un SDK per rilevare la componente digitale, editoriale e pubblicitaria dell’ascolto. Quindi anche da noi una parte del dato non sarà più ricostruita soltanto chiedendo alle persone che cosa ricordano di avere ascoltato.
Contemporaneamente, però, per il 2027 si sta consolidando un’altra ipotesi.
Per le radio locali il rapporto tra territorio rilevato e presenza FM dovrebbe diventare più stringente: secondo quanto ricostruito da Newslinet, salvo ripensamenti, per essere rilevata in una determinata regione un’emittente dovrebbe disporre di almeno una provincia servita in analogico nella stessa regione. Una presenza attraverso DAB+, DTT o IP non produrrebbe da sola lo stesso effetto.
Il criterio, è importante precisarlo, non è ancora definitivamente formalizzato; ma se arrivasse alla formulazione prospettata si creerebbe una situazione piuttosto particolare: la ricerca utilizzerebbe una tecnologia digitale per osservare meglio come viene ascoltata una radio, mentre una tecnologia analogica continuerebbe a pesare sulla possibilità della radio stessa di entrare nella rilevazione territoriale.
Una frequenza e un campione non sono la stessa cosa
Qui occorre evitare una scorciatoia: non basta trasmettere in DAB+ o avere uno stream per pretendere di entrare in una currency pubblicitaria. Il mercato radiofonico locale italiano è molto frammentato: una rilevazione deve poter garantire numerosità campionarie sufficienti, continuità, identificabilità dell’emittente, copertura e margini d’errore accettabili. Se il dato non è statisticamente robusto, pubblicarlo non lo rende migliore. Ma la misurabilità statistica di una radio e la tecnologia con cui viene distribuita restano due caratteristiche diverse.
Una frequenza FM non garantisce automaticamente un’audience abbastanza consistente da consentire qualsiasi analisi territoriale. E, per converso, non possederla non dimostra che una radio presente in DAB+, IP o DTT sia priva di un pubblico significativo.
Non è soltanto un ragionamento teorico: Agcom, nella disciplina della materia, richiama espressamente la convergenza multimediale e la rilevazione dei mezzi di comunicazione sulle diverse piattaforme, insieme ai principi di correttezza, indipendenza e neutralità tecnologica.
La radio intanto esce dalla radio
C’è un altro dato che rende meno accademica la discussione: negli Stati Uniti Edison Research at SSRS ha rilevato che tra i 13-34enni lo smartphone rappresenta ormai il 46% del tempo audio in automobile, contro il 43% del ricevitore AM/FM. Ma sarebbe sbagliato concludere che quei ragazzi abbiano semplicemente sostituito la radio con Spotify o con i podcast. Nel primo trimestre 2026 il 14% del tempo dedicato ad AM/FM negli Stati Uniti era già fruito attraverso gli stream delle emittenti. E il 30% degli ascoltatori radiofonici settimanali utilizzava lo streaming almeno per una parte dell’ascolto, contro il 19% di due anni prima.
Una radio può quindi perdere il controllo del dispositivo senza perdere necessariamente l’ascoltatore. Ed è una distinzione che diventerà sempre più importante quando smartphone, smart speaker, sistemi di car infotainment, DAB+ e ricevitori tradizionali saranno semplicemente porte differenti verso lo stesso contenuto.
Dicembre 2026, poi il 2027
Il Canada farà il primo passo operativo a dicembre, quando usciranno i primi dati Radio Local+. Non sarà un sistema definitivo. Numeris ha già previsto ulteriori fasi di sviluppo, fino all’avvicinamento delle metodologie utilizzate nei diversi mercati e alla costruzione di stime nazionali e provinciali.
In Italia l’appuntamento interessante arriverà subito dopo. Audiradio dispone già dello strumento per acquisire una parte dell’ascolto digitale. Nel 2027 sapremo quale sarà invece il perimetro entro cui quello strumento potrà lavorare. Ed è su quel perimetro che si gioca una questione destinata a durare ben oltre la prossima rilevazione.
Perché una cosa è stabilire quanto pubblico occorra per produrre un dato affidabile; un’altra è stabilire attraverso quale antenna quel pubblico debba necessariamente arrivare.




