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Ci sono storie industriali che, viste a distanza, sembrano seguire un percorso inevitabile: Radio 105, Radio Monte Carlo, Finelco, Virgin Radio appartengono a questa categoria.
Poi si torna all’inizio e si scopre che di inevitabile c’era ben poco.
È questa la parte più interessante di Albertohazan.com, il sito con cui Alberto Hazan, storico cofondatore (col fratello Edoardo) di Radio Studio 105 a Milano sta progressivamente mettendo ordine nella propria storia professionale. Una storia personale che, in molti passaggi, finisce inevitabilmente per sovrapporsi a quella della radio privata italiana.
Prima dei network c’erano problemi da risolvere
Nel racconto di Hazan, la crescita di Studio 105 non nasce dall’applicazione di un modello industriale già disponibile, perché quello era ancora da costruire.
Quando altre radio iniziano a chiedere i programmi vincenti di 105 per ripeterli in territori da essa non raggiunti, l’estensione incontra i limiti del quadro dell’epoca. La risposta sono i contratti di affiliazione, destinati successivamente a diventare uno degli strumenti utilizzati per costruire reti più ampie.
Anche l’identità editoriale nasce in modo meno sofisticato di quanto si potrebbe immaginare oggi. Uno dei riferimenti dichiarati è Happy Days: personaggi diversi, simpatia, leggerezza e soprattutto una regola molto semplice per chi stava davanti al microfono: “non salire in cattedra”.
Dentro quella formula c’è già parecchia radio contemporanea.
Quando la pubblicità nazionale era una scommessa
Interessante anche la costruzione commerciale: nel 1981 Hazan fonda Rete 105, inizialmente con cinque venditori. Si parte dalla raccolta locale, mentre le agenzie cominciano ad affidare all’emittente piccoli budget nazionali per capire se quella nuova radio commerciale sia davvero capace di produrre risultati.
Il primo cliente nazionale ricordato da Hazan è Zanussi: 2 milioni di lire, attraverso McCann Erickson. Arriveranno poi altri grandi marchi, una rete commerciale più estesa e la trasformazione di Rete 105 nella struttura che diventerà Finelco.
È forse uno dei passaggi che spiegano meglio cosa stava accadendo: la radio libera stava diventando industria.
Cinque automobili per costruire l’RDS
Tra i materiali pubblicati ce n’è uno particolarmente curioso per chi si occupa di tecnologia radiofonica: nel 1985 Grundig sceglie Radio 105 per sperimentare il sistema RDS. La rete viene suddivisa in cinque aree, affidate ad altrettanti tecnici che periodicamente raggiungono Monaco di Baviera. Sulle loro automobili vengono installati apparati per rilevare interferenze e comportamento della ricezione durante gli spostamenti. I dati tornano in Germania, vengono analizzati e le apparecchiature aggiornate (l’andirivieni dura quasi due anni).
Oggi che PI, service following, continuità FM-DAB+ e identificazione dei servizi sono nuovamente argomenti centrali, quelle fotografie sembrano provenire da una preistoria tecnologica.
In realtà raccontano la costruzione delle fondamenta di ciò che utilizziamo ancora adesso.
Germania, URSS, New York
Poi ci sono le storie meno conosciute.
Nel 1983 Hazan ottiene una concessione in Germania per un progetto destinato al Baden-Württemberg, Stoccarda e al pubblico frontaliero di Zurigo: un bacino indicato in circa 11 milioni di abitanti. L’operazione viene successivamente abbandonata.
Nel 1990 arriva persino una concessione per sviluppare una radio nelle principali città dell’allora Unione Sovietica. Anche questa rimarrà però senza seguito.
Molto più concreta sarà invece l’America: nel 1998 Radio 105 apre le sedi di Miami e New York. La prima trasmissione newyorkese parte il 22 maggio 1999 con Marco Mazzoli e Camila Raznovich.
Hazan ricorda che erano talmente emozionati da registrare preventivamente le prime frasi. Lo slogan era perfetto: “Accendi Radio 105 e sei in America”.
La radio come laboratorio
In mezzo c’è anche un episodio che oggi rischierebbe di passare inosservato: nel 1996 Finelco crea NCP Ricerche, istituto interno dotato di 30 postazioni CATI. Non soltanto ricerche per 105 e RMC, quindi, ma anche per clienti esterni. Significa che un gruppo radiofonico aveva deciso di internalizzare la conoscenza del proprio mercato, trasformando dati e ricerca in parte della struttura industriale. Scelta che, osservata quasi trent’anni dopo nell’epoca dei first-party data, appare decisamente meno antiquata di quanto suggeriscano quelle 30 postazioni telefoniche.
E poi c’è il 1988
Il sito ricostruisce naturalmente anche la complessa vertenza giudiziaria che coinvolse Radio Studio 105 nel 1988 e la successiva pronuncia della Corte di Cassazione. È probabilmente uno dei capitoli che meriterebbe un approfondimento documentale autonomo: atti, provvedimenti e sentenza alla mano, per separare la memoria autobiografica dalla precisa portata storico-giuridica della vicenda (anche se quello in realtà l’ha già fatto Newslinet diversi anni fa).
Ed è anche questo uno degli effetti più interessanti dell’archivio: non fornisce soltanto risposte. Fa emergere documenti e apre nuove piste da verificare.
La radio raccontata da chi la costruiva mentre cambiava
Nel 2023 Hazan aveva raccontato a Newslinet di non riconoscere più completamente alcune delle radio che aveva lasciato, spiegando come fossero stati concepiti i posizionamenti originari di 105, RMC e Virgin. Quello però era uno sguardo rivolto al presente. Albertohazan.com compie il movimento opposto: torna indietro per mostrare come quei prodotti furono costruiti.
Forse è solo un sito. Forse no
La quantità di fotografie, campagne, documenti e ricordi pubblicati rende difficile considerare Albertohazan.com soltanto una vetrina personale: ha piuttosto l’aspetto di un archivio che sta prendendo forma. Che dietro ci sia anche l’idea di un nuovo libro, naturalmente, non è dichiarato. È soltanto una possibilità suggerita dalla struttura del progetto. Ma sarebbe quasi una conseguenza naturale.
Perché, arrivati alla fine, ci si accorge che Hazan sta raccontando se stesso, ma il materiale che riaffiora riguarda tutti quelli che vogliono capire come la radio privata italiana sia passata dagli adesivi e dalle feste in discoteca ai network nazionali, alle concessionarie, alla ricerca, alla tecnologia e ai grandi gruppi industriali.




